FANTAFREUD – “Ultimatum alla terra” sul lettino dello psicoanalista

«Crede che lo prenderanno?»
«Non lo so, Bobby. Ma ne dubito molto».
\\ Agli avvenimenti e alle creature extraterrestri presenti nei film di fantascienza sono spesso stati attribuiti sottintesi politici e/o religiosi; questi film vengono spesso visti come storie che mettono in guardia nei confronti della direzione pericolosa che stanno prendendo le innovazioni scientifiche e tecnologiche. Anche se queste creature fantastiche non appartengono al nostro universo, parte del loro fascino viene dal fatto che riecheggiano nel nostro inconscio, ci fanno rivivere esperienze straordinarie, e sfruttano le nostre tendenze paranoiche. Il classico della fantascienza, Ultimatum alla terra (The Day the Earth Stood Still, Usa, 1951), è un film che può venire interpretato in tutti questi sensi. Tuttavia, più utile alla comprensione di questo film potrebbe essere una sua interpretazione psicoanalitica, non solo perché esso ha a che fare col soprannaturale e la paranoia, ma perché lo stesso Freud ha un ruolo profondo e significativo nel film, come suggestione a livello subliminale.
Sin dall’inizio del film, sia Robert Wise, il regista, che Bernard Herrmann, il compositore, invocano il soprannaturale. La sequenza iniziale si concentra immediatamente su una galassia di stelle e pianeti, con l’accompagnamento dei suoni strani e misteriosi della musica interplanetaria – a cui gli antichi filosofi greci si riferivano come “musica delle sfere”: una musica di tale potenza da mantenere i corpi celesti al loro posto. Poi vediamo un’astronave in volo che successivamente atterra a Washington. A bordo ci sono i due passeggeri: Klaatu, l’uomo astrale, e il suo compagno di viaggio, l’automa Gort. Quando Klaatu emerge finalmente dall’astronave, è accompagnato dalla musica extraterrestre dal suono misterioso di prima. Questa creatura aliena è di aspetto simile a quello di un essere umano, ma i vestiti che indossa ci impediscono di capirne il sesso, ed il casco traslucido ci impedisce di vedergli il volto, ad eccezione degli occhi. La voce è simile a quella umana nell’annunciare alla folla in ansia e all’esercito schierato: «Io vengo da voi come amico! Non abbiate paura!». Forse considerando tranquillizzante questa dichiarazione, Klaatu infila una mano nella tuta spaziale, ne estrae un oggetto a forma di proiettile e lo rivolge verso la folla. Quando l’oggetto si apre verso l’esterno, un soldato fa fuoco ferendo Klaatu ad un braccio e distruggendo il regalo interplanetario che avrebbe potuto essere utile a studiare la vita sugli altri pianeti. Questo sfortunato incidente fa comparire l’automa Gort, che esce con passo pesante dall’astronave, accompagnato da una musica minacciosa e forte, che riprende anche il suono misterioso ed ultraterreno ormai familiare. Gort, come Klaatu, assomiglia ad un essere umano asessuato, ma è molto più grande e minaccioso, sia dal punto di vista fisico, che da quello musicale. Sul casco ha una visiera che si solleva automaticamente a rivelare per un attimo un abisso oscuro. Nello stesso momento, la musica che lo accompagna cambia timbro e diventa un suono sconcertante, di un’intensità fuori dal comune. Istantaneamente, dall’abisso, un raggio di luce accecante si concentra sulle armi dei soldati, e al suono discordante e metallico della musica, Gort le dissolve, lasciando illesi i soldati. Al comando di Klaatu, «Gort, deglet o vrosco!», l’automa sospende la sua opera di demolizione.
Sin dalle prime battute di questo film, e in maniera estremamente economica, abbiamo vissuto esperienze soprannaturali: creature soprannaturali, voci e suoni soprannaturali, una lingua soprannaturale e poteri soprannaturali. Tutti questi elementi evocano la presenza di Freud ed il suo saggio «Il perturbante», in cui scrive che il perturbante «non è ciò che è nuovo e inconsueto, ma risale a quanto ci è noto da lungo tempo, che ci è familiare, e che è diventato estraneo alla mente attraverso la repressione». Freud si serve di un racconto di Hoffmann, L’uomo della sabbia, per illustrare la sua teoria. Nel racconto l’automa Olimpia viene scambiata per un essere umano. È definita « rigida e priva di vita». Ha movimenti troppo misurati e una voce sgradevole per l’intensità eccessiva. I personaggi esprimono efficacemente la propria inquietudine a proposito della bambola meccanica spiegando: «Insomma codesta Olimpia ci è proprio antipatica in tutti i suoi aspetti e non vorremmo aver niente a che fare con lei: abbiamo l’impressione che essa agisca soltanto all’apparenza come una creatura vivente e che in lei si nasconda un insieme particolarissimo di cose». Nel film, quando vediamo Klaatu per la prima volta, potremmo anche pensare che sia un automa. Gli occhi, certo, tradiscono una certa affinità con gli esseri umani, e l’affinità diventa ancora più evidente quando, dopo che viene ferito, notiamo la sua spalla insanguinata. Avendo intravisto un che di umano in Klaatu – scoprendo la sua vulnerabilità alle nostre armi – ci troviamo adesso di fronte Gort: il vero automa. Anche i suoi occhi sono “totalmente privi del raggio vitale”, inoltre, ha uno sguardo micidiale e, anche lui si comporta come “una creatura vivente”, ma è programmato in precedenza. Un elemento significativo dell’interpretazione di Freud è l’enfasi posta sul ruolo attribuito agli occhi. Freud ravvisa nel racconto una corrispondenza ricorrente fra la perdita degli occhi e l’evirazione. Nel film, Klaatu viene ferito dal soldato spaventato, che lo evira simbolicamente: il regalo fallico è caduto a terra, infranto. A sua volta Gort, col suo raggio tagliente come un rasoio, reagisce. Anch’egli evira simbolicamente i soldati dissolvendo le loro armi, lasciandoli disarmati ma illesi.
- STATI TRANSITORI DELLA SESSUALITÀ
Un altro tema considerato perturbante da Freud è quello del sosia. Osserva che i temi perturbanti possono anche «riguardare il motivo del “sosia” in tutte le sue gradazioni e configurazioni, ossia la comparsa di personaggi che, presentandosi con il medesimo aspetto, debbono venire considerati identici; l’accentuazione di questo rapporto mediante la trasmissione immediata di processi psichici dall’una all’altra di queste persone – fenomeno che noi chiameremmo telepatia – così che l’una è compartecipe della conoscenza, dei sentimenti e delle esperienze dell’altra; l’identificazione del soggetto con un’altra persona sì che egli dubita del proprio Io o lo sostituisce con quello della persona estranea; un raddoppiamento dell’Io, quindi, una suddivisione dell’Io, una permuta dell’Io». Nel film, il movimento imprevedibile di Klaatu forse ha mandato un segnale di aggressione al soldato che, istintivamente, ha fatto esplodere la propria arma. Ciò che è perturbante è il fatto che Klaatu batta le palpebre nel momento in cui il regalo che sta offrendo si apre. Questo riflesso rispecchia quello del soldato, quando anch’egli batte le palpebre nel momento in cui fa fuoco. Il battito d’occhi potrebbe corrispondere alla sensazione perturbante provocata nel soldato dalla presunta intenzione di Klaatu di ricorrere ad un’arma. Comunque, questo movimento inquietante, unito al fatto che egli ora si trovi a terra, ferito, serve ad umanizzare Klaatu. Pur non riuscendo a vedergli il volto, abbiamo proiettato sulla sua maschera traslucida un’immagine di noi stessi. Dopo che è stato portato all’ospedale, vediamo finalmente il volto e il corpo di Klaatu. Potrebbe senza dubbio passare per un essere umano. Poiché nessuno conosce il suo aspetto – tranne il personale dell’ospedale e il signor Henley, il segretario del Presidente – il relativo anonimato gli permette di fuggire dall’ospedale per «conoscere un po’ il vostro popolo, per cercare di scoprire la causa di questo irragionevole comportamento». Comunque, Klaatu arriva a condurre una vita doppiamente “doppia”, perché assume l’identità di un altro essere umano. Diventa il signor Carpenter.
Klaatu si integra talmente bene che non ha nessun problema a trovare ospitalità in una pensione, dopo essere stato esaminato attentamente da tutti gli ospiti. La proprietaria della pensione immagina che venga da lontano, osservando che ha un accento «del New England». In effetti, è un essere umano così convincente che la signora Benson, dopo aver consultato il signor Stevens, la persona a cui è legata, affida volentieri suo figlio Bobby al signor Carpenter. Anche Bobby trova che il signor Carpenter sia una persona strana, ma simpatica e divertente, che potrebbe essere un agente dell’Fbi in incognito sulle tracce dell’uomo astrale, che per Bobby ha «una testa quadrata, con tre occhi grandissimi». È Klaatu ad aver trasmesso con successo la sua umanità a queste persone, oppure sono i personaggi ad aver proiettato su di lui la propria?
La missione di Klaatu sulla Terra è essenzialmente volta a farci capire che, usando l’energia atomica e i razzi, potremmo andare incontro alla distruzione interplanetaria. Civiltà più progredite avevano vissuto esperienze simili, per poi scoprire che era imminente la loro distruzione. In un tentativo di difendersi dalle loro possibili azioni irresponsabili future, avevano creato una razza di automi con il compito di assicurare la pace ai pianeti. Per questo Klaatu è venuto a metterci in guardia e a offrirci una soluzione. Vuole salvare la Terra dall’auto-immolazione o dalla distruzione da parte degli altri pianeti per mezzo di Gort.
Chi conosce il caso dello psicotico dottor Schreber sa già che esiste un nesso significativo fra psico-scienza e fantasy. Basandosi sugli scritti e sulle memorie del dottor Schreber, oggetto di pesante censura, come fonti di informazioni per interpretare le sue condizioni mentali, e attraverso la propria analisi degli scritti di Schreber, Freud sviluppò la sua teoria “Sul meccanismo della Paranoia”. L’opera Osservazioni psicoanalitiche su un caso di paranoia descritto autobiograficamente (1911) è nota come il caso del “Dottor Schreber lo psicotico”.
Uno degli elementi di collegamento più evidenti fra Klaatu e Schreber viene dal fatto che hanno una missione simile: entrambi vogliono salvare il mondo. Schreber crede che riuscirà a farlo soltanto se prima si trasformerà in donna. È anche convinto che, venendo evirato, gli sarà possibile essere fecondato da raggi divini atti a dargli la facoltà di creare una nuova razza di uomini. Il sesso di Klaatu è inizialmente dubbio a causa della sua tuta spaziale (piuttosto lucida e stretta in vita) e del casco che gli nasconde il volto. È di dimensioni molto ridotte rispetto a Gort, il suo compagno di viaggio alto più di tre metri, che è più aggressivo, dotato di un raggio penetrante e indossa un perizoma. L’unico oggetto fallico che sappiamo in possesso di Klaatu è il regalo, a forma di proiettile dalle minacciose proprietà telescopiche che ne hanno causato la distruzione. All’ospedale finalmente vediamo il volto di Klaatu e i suoi lineamenti, anche se piuttosto misteriosi, paiono maschili. Quando, tuttavia, il signor Henley, il segretario del Presidente, gli rivolge la parola chiamandolo signor Klaatu, la sua risposta è: «Basta Klaatu». Quando assume l’identità del signor Carpenter, poi, continua a evitare il titolo e nel presentarsi agli ospiti della pensione dice: «Mi chiamo Carpenter».
L’idea della sua virilità viene rafforzata da Toni Stevens, che è geloso dell’amicizia tra il signor Carpenter e Bobby – pensando, infondatamente, che sia un pretesto per portargli via Helen, la madre di Bobby. Toni non si rende conto che la sola ragione dell’interesse di Klaatu per Helen è la natura compassionevole, comprensiva e affettuosa di lei. Nel corso del film, Klaatu ha due conversazioni intime con Helen in posti bui, appartati e tranquilli. Quando il mondo viene fermato fa in modo che lui ed Helen siano bloccati in un ascensore. Coglie questa opportunità per rivelarle la sua vera identità e le chiede aiuto per compiere la sua missione sulla Terra. In una scena successiva, subito prima di morire, le affida la famosa frase: «Klaatu, barada nikto!», e lei intraprende un viaggio sotterraneo per raggiungere Gort e dargli questo ordine. Gort, poi, la solleva e la porta sull’astronave dove, dopo che si è infuso nuova energia con un raggio di luce lampeggiante, la lascia per andare a recuperare il corpo senza vita di Klaatu. Nella inarrivabile scena successiva, Helen vede Gort arrivare con il corpo esanime di Klaatu fra le braccia, e posarlo sul tavolo. Mentre Gort oscura la stanza, delle luci circondano la testa di Klaatu, e, con un sottofondo musicale di una frequenza sempre crescente, pulsante, di una intensità insopportabile, Helen assiste alla rianimazione di Klaatu. Ha assistito alla sua morte e alla sua rinascita, ma non si sono mai abbracciati. È Helen la donna che Klaatu deve diventare per garantire la salvezza alla Terra? Forse è così, perché nella sequenza finale (prima di risalire a bordo dell’astronave per partire) c’è un momento molto toccante, quando l’ultimo sguardo e l’ultimo gesto di Klaatu sono rivolti direttamente a Helen. Si potrebbe interpretare l’omaggio dell’uomo astrale a Helen come un riconoscimento alla sua capacità di prendere la decisione giusta per salvare la Terra. In questo modo, Klaatu non deve necessariamente diventare donna per salvare il mondo; il suo gesto, tuttavia, indica la sua preferenza per Helen nel portare a termine la sua missione con successo.
Schreber scrive: «Ma ormai acquistai l’incrollabile certezza che l’Ordine del Mondo richiedeva imperiosamente l’evirazione, sia che ciò a me personalmente piacesse oppure no, e quindi per motivi razionali non mi restava altra scelta se non quella di conciliarmi con l’idea della trasformazione in donna. La conseguenza ulteriore dell’evirazione naturalmente non poteva essere se non una fecondazione da parte di raggi divini allo scopo di creare nuovi uomini». Klaatu riferisce ciò chi è avvenuto su altri pianeti, di come siano stati creati degli automi che hanno il solo scopo di viaggiare nello spazio per mantenere la pace. Ci dice: «In materia d’aggressione abbiamo loro conferito assoluta autorità su di noi, un’autorità che non può essere revocata. Al primo segno di violenza agiscono automaticamente contro l’aggressore. Gli effetti che la loro azione può causare scoraggiano ogni iniziativa. Il risultato è che viviamo in pace». Klaatu è stato evirato? La precisione di Gort nell’usare il suo raggio ci è nota. Oppure Klaatu, come Schreber, dopo aver raggiunto la propria «scelta-oggetto eterosessuale», ha volto a proprio profitto le sue «tendenze omosessuali» che sono state «appena deviate e volte a nuovi usi come «amore per l’umanità in generale»? Poiché, come conclude Freud nel suo saggio su Schreber, «Ma a tal proposito si può osservare che proprio gli omosessuali manifesti, e, tra essi ancora una volta, segnatamente coloro che si rifiutano di indulgere agli atti dettati dalla sensualità, si distinguono per una partecipazione particolarmente sentita ai problemi generali dell’umanità, cioè a quegli interessi che pure scaturiscono da una sublimazione dell’erotismo».
- LA LINGUA FONDAMENTALE
Non solo, Klaatu e Gort sono in possesso di mezzi di comunicazione soprannaturali; è anche ovvio che proteggere Klaatu è uno dei doveri di Gort. Helen sottovaluta il forte legame esistente fra i due extraterrestri perché non riesce a crede che un automa possa agire senza prima ricevere degli ordini da un essere umano. D’altro canto Klaatu, in quanto creatore di Gort, garantisce la sopravvivenza di entrambi, dotando Gort di poteri speciali e di un rivestimento impenetrabile (Gort e l’astronave sono fatti dello stesso materiale). Nessuna forma di costrizione terrestre può trattenerlo. A Gort bastano pochi attimi per annullare il blocco di plastica «più forte dell’acciaio» che gli viene messo attorno dall’esercito, blocco che non impedisce, ed è ancora più importante, a Gort di ricevere un messaggio telepatico: «Klaatu… Morto… Fai qualcosa!». Per la prima volta, Gort reagisce annientando sia le armi che i soldati. La minaccia di distruzione e la capacità potenziale di questo esercito di automi di distruggere la Terra sono in correlazione con le visioni di Schreber sulla fine del mondo. Le sue teorie riguardo a questo evento comprendono un’era glaciale causata dal «ritrarsi del sole», un «terremoto», o «pestilenze devastanti». Qualunque fosse la causa, «la conseguenza era la fine del mondo». Klaatu, però, è paranoico nei nostri confronti quanto noi lo siamo nei suoi. Il pianeta da cui proviene teme che la nostra aggressività, il nostro egocentrismo, la nostra ingenuità ed il nostro narcisismo possano arrivare a distruggere la Terra e anche gli altri pianeti. Ci ha osservato mentre commettevamo gli stessi errori che, commessi sul suo pianeta, avevano portato alla creazione dell’esercito di automi. Klaatu ha già vissuto tutto questo, e le nostre azioni hanno risvegliato il suo passato represso: un passato che aveva richiesto la creazione del suo Super-Io interplanetario: Gort. Come Schreber, che credeva che «il mondo dovesse finire perché il suo Io stava attirando tutti i raggi su di sé», anche la Terra se la sta cavando benissimo ad attirare i raggi di Gort.
Schreber era convinto che in certi «casi eccezionali [Dio] entrasse in relazione con persone particolari ed estremamente dotate». Questo tipo di comunicazione è la «lingua fondamentale», costituita da una serie di collegamenti nervosi che consentono alla comunicazione in questione di avere luogo. Anche se il pianeta di Klaatu controlla da tempo le trasmissioni radiofoniche terrestri per imparare le lingue del nostro pianeta, Gort non sembra programmato per capire l’inglese, e neppure per parlare. Sono le sue azioni a parlare per lui, e l’assenza di una voce udibile intensifica l’orrore. Quando Klaatu deve programmare quello che diventerà il suo modo di dare un ultimatum alla Terra, facendola fermare momentaneamente, ha bisogno di tornare sull’astronave per comunicare con il suo pianeta. Per farlo, gli servono due cose: l’aiuto di Gort e, per ottenere quello, la torcia elettrica di Bobby. Per farsela prestare, Klaatu racconta al bambino che si è fulminata la lampadina della sua stanza. Notando che il signor Carpenter uscendo spegne la luce subito prima di chiudere la porta, Bobby, incuriosito, lo segue fino all’astronave. Di nascosto, guarda stupefatto il signor Carpenter usare la torcia elettrica per comunicare con Gort. Klaatu fa lampeggiare un raggio di luce su un muro di fronte all’automa. La prima serie di segnali luminosi fa voltare Gort in direzione di Klaatu, che continua poi a fargli lampeggiare il raggio direttamente sul casco. A questo punto Gort si dirige verso due militari, a cui fa perdere i sensi. Bobby continua a guardare mentre il signor Carpenter sale la rampa ed entra nell’astronave. I suoi sospetti trovano una conferma: il signor Carpenter ha davvero una doppia identità. Per tutta la durata della scena, Bobby resta immobile mentre l’automa prende vita – e proprio come Dorothy ne II Mago di Oz, che era in grado sin dal principio di tornare a casa battendo i tacchi delle sue scarpette rosse, Bobby forse si rende conto troppo tardi che con la sua torcia elettrica era in grado di comunicare con l’automa e di dargli degli ordini.
Gort risponde a Klaatu intuitivamente, telepaticamente, o direttamente. Ma all’interno dell’astronave esiste un altro tipo di comunicazione, che per i terrestri ha dell’incredibile: nulla viene fatto funzionare per mezzo del tatto. Klaatu deve solo muovere le mani davanti ai campi elettromagnetici e tutto si mette in moto: si aprono le porte, si accendono le luci, vengono attivati generatori e sistemi di comunicazione. La musica rafforza questa rappresentazione visiva di una forma di comunicazione straordinaria grazie alla scelta di Bernard Herrmann di usare uno strumento elettronico noto come theremin. Ne abbiamo già sentito il suono nel corso del film: per la prima volta durante la scena iniziale nello spazio, poi come accompagnamento all’entrata in scena di Klaatu e Gort, e, in maniera più raggelante, quando si ritrae la visiera di Gort. Che cosa rende tanto insolito questo strumento? Il suono, naturalmente. Ma come si ottiene quel suono dai toni soprannaturali? Senza toccare mai lo strumento!
Concedetemi una breve spiegazione. Il theremin, strumento elettronico inventato dallo scienziato russo Lev Sergeyevich Termen intorno al 1920, consiste fondamentalmente in una cassa di legno rettangolare posta verticalmente che contiene due oscillatori e un altoparlante. Sul lato destro, in alto, c’è un’antenna verticale e su quello sinistro c’è un’antenna collegata orizzontalmente. La persona che suona mette le mani nello spazio che circonda le antenne: muovendo la destra verso l’antenna verticale si alza il tono, allontanandola si abbassa. La mano sinistra resta sospesa sopra l’antenna orizzontale a controllare il volume. Più si avvicina la mano all’antenna, più si abbassa il volume. Sembra creare musica dal nulla. La cosa che più si avvicina al suono – e al modo di emissione del suono – del theremin è la voce umana. Forse è questo il motivo per cui in origine veniva chiamato theremin vox o eterofono. In breve, per suonare il theremin ci si deve comportare in maniera identica a Klaatu e Gort quando, all’interno dell’astronave, fanno funzionare i comandi. Si potrebbe addirittura ipotizzare che fu questa scena a ispirare Bernard Herrmann nella scelta di questo strumento; se a ciò aggiungiamo il fatto che «il fascino esercitato da sempre» su Herrmann «dalla psicologia (in particolare il comportamento deviante) aveva origine in Freud», e che la scena all’interno dell’astronave con l’accompagnamento del theremin evoca il perturbante, come non pensare a una influenza freudiana? La psicoanalisi non è basata su meccanismi simili? L’analista, a differenza del medico, non deve toccare il paziente durante la visita per rendere efficaci le procedure.
- IL RITRATTO RIVELATORE
Oltre al fatto che la paranoia è parte del film, la vera ragione per ricorrere all’analisi freudiana del caso di Schreber è che questi sia stato l’unico analizzando di Freud con cui egli non avesse a che fare direttamente. Freud costruì la sua teoria sulla paranoia analizzando gli scritti di Schreber. Il coinvolgimento di Freud in Ultimatum alla Terra è paragonabile al suo ruolo nel caso Schreber. Un riferimento subliminale a Freud si addice a Klaatu, che esprime sentimenti vicini a quelli freudiani quando dà la sua opinione del fenomeno extraterrestre a un cronista, vicino all’astronave. Riesce a dire: «Ho paura perché vedo che la gente si rifiuta di usare la testa…» prima di essere interrotto bruscamente – represso, si potrebbe dire. È ovvio che il cronista ha avuto un transfert negativo per Klaatu, e allontana frettolosamente il microfono insieme al potere che esso conferisce.
Durante la loro visita diurna all’astronave, in mezzo agli strilloni che diffondono la notizia che l’uomo astrale è ancora in libertà, Hobby sente il bisogno di chiedere al signor Carpenter: «Crede che lo prenderanno?». Quest’ultimo risponde: «Non lo so, Bobby. Ma ne dubito molto». Poco dopo questo scambio di battute, i due si trovano davanti alla casa del professar Barnhardt, «l’uomo più in gamba d’America», che è però assente. Quando Bobby esclama: «Questo dev’essere lo studio del Professore!», Klaatu non riesce a trattenersi dal guardare all’interno. C’è una grossa lavagna con una lunga equazione scientifica scritta sopra. Intorno alla cornice della lavagna sono appesi dei biglietti di avvertimento: «Non toccare! Non cancellare!». Mentre la macchina da presa fa una panoramica della lavagna da sinistra a destra, vediamo che l’avviso «Non cancellare!» è scritto anche sulla lavagna. La lunga formula non ha soluzione, come si deduce dai simboli: «O! O!! O!!!?». La finestra fa da cornice a un primo piano del volto di Klaatu: la sua è un’espressione affettuosa e dolcemente divertita nei confronti di un collega che, secondo lui, non poteva fare di più, viste le limitate facoltà cerebrali a disposizione degli umani. Veniamo a sapere che il professor Barnhardt sta lavorando a un problema sul moto degli astri e che sta incontrando delle difficoltà per trovare la soluzione. Klaatu vuole assolutamente lasciare un “biglietto da visita” a Barnhardt e ciò lo spinge a forzare la porta, a ignorare gli avvertimenti e a scrivere sulla lavagna. Bobby, seguendo con gli occhi un’ombra che attraversa la lavagna, vede che è entrata nella stanza una donna. «Come osa scrivere su quella lavagna! Lei lo sa che il Professore sta lavorando su quel problema da mesi?». Klaatu risponde: «Ora lo risolverà subito». Dopo aver consegnato alla donna un pezzo di carta con sopra il suo nome ed il suo indirizzo, si volta, esce dallo studio e chiude la porta. La donna si dirige verso la lavagna, prende in mano un cancellino e, proprio mentre sta per cancellare i calcoli di Klaatu, quest’ultimo ricompare appena in tempo per metterla in guardia: «Le consiglio di non cancellare. Il Professore ne ha molto bisogno».
Questa scena dai molti livelli di significato è perfetta per una interpretazione psicoanalitica non solo perché Klaatu ha simbolicamente fatto irruzione nella mente del professor Barnhardt tentando di aiutarlo a risolvere il suo problema, ma anche perché lo ha fatto in presenza di Freud. Quando Klaatu entra nello studio, alla sua sinistra, appeso al muro in posizione strategica vicino alla porta, si vede un ritratto di Freud. Tutto a un tratto, la scena acquista un’atmosfera misteriosa e diventa psicoanaliticamente significativa. Ma perché Barnhardt, fisico vincitore di un premio Nobel, ha un ritratto di Freud nel suo studio? Per far sentire colpevole Klaatu per le sue azioni? Oppure per fargli prendere coscienza dei propri sentimenti? È dubbio che Klaatu riconosca l’immagine, perché in precedenza, quando con Bobby è andato a visitare il monumento dedicato a Lincoln, non sapeva assolutamente chi questi fosse. Ciò che è veramente importante è che una volta che noi vediamo il ritratto di Freud, noi sappiamo chi sia; una volta riconosciuta la sua presenza nel film, la sua immagine aleggia ovunque. Si potrebbe obiettare che Klaatu, senza rendersene conto, era già al cospetto dell’«uomo più in gamba del mondo». Persino il metodo d’indagine di Klaatu emula il processo di psicoanalisi freudiano: infatti egli ha in parte analizzato la mente di Barnhardt verificando la sua formula, come fa la psicoanalisi. Poi, Klaatu non dà al professor Barnhardt la soluzione al suo problema, ma lo aiuta a trovarla da solo. Se il suo piano funzionerà (ipotesi che si verificherà), il professore gli chiederà di incontrarlo, e i problemi di entrambi potrebbero essere risolti.
Quando finalmente si incontrano di persona nello studio del professor Barnhardt, il tenore della loro conversazione assume un nuovo livello di significato, considerato che sta avendo luogo in presenza di Freud. Mentre i due personaggi parlano, la sua immagine aleggia sullo sfondo. Klaatu è stupito che il Professore non abbia ancora trovato la soluzione e procede a illustrargli una sostituzione di espressione, assicurandogli che l’effetto sull’altro termine è trascurabile. «Variando i parametri – quello è il risultato esatto». Ma Barnhardt, che ha sempre una mentalità scientifica, gli chiede: «Come fa a esserne sicuro? Lei ha controllato questa teoria?». Forse incredulo che il fisico non abbia ancora capito la sua vera identità, Klaatu risponde provocatoriamente: «È stata sufficiente a farmi andare da un pianeta a un altro». Il suo interlocutore è sconcertato nell’udire queste parole e quelle, sbalorditive, che seguono: «Io sono Klaatu», Quando il professor Barnhardt allontana il militare di guardia fuori dal suo studio, Klaatu commenta: «Lei ha avuto fiducia in me, Professore». Ma quest’ultimo gli ricorda con delicatezza: «Non è con la fiducia che la scienza si fa strada, ma con la curiosità». Klaatu gli spiega poi lo scopo della sua missione sulla Terra. «Le osservazioni scientifiche» degli extraterrestri hanno permesso loro di stabilire che i terrestri hanno scoperto «una forma rudimentale di energia atomica»; essi sanno inoltre che stiamo «sperimentando dei razzi». Finché ci limitavamo a combattere fra di noi, usando armi primitive, non si preoccupavano. Però i nostri nuovi esperimenti, frutto dei progressi scientifici più l’energia atomica più i razzi, sono una minaccia per gli altri pianeti e non verranno tollerati.
Siccome i tentativi fatti da Klaatu tramite le vie governative ufficiali non hanno avuto successo, egli considera il Professore l’ultima risorsa. Questi desidera riunire un gruppo di scienziati per farli incontrare con Klaatu, ma si rende conto che «non sarà sufficiente dirlo agli scienziati. Noi scienziati siamo molto spesso ignorati o mai compresi. Bisognerebbe riunire degli esponenti di tutti i campi: le persone più ascoltate del mondo». Quando il professar Barnhardt (Sam Jaffe), che assomiglia non poco ad Einstein, pronuncia queste parole, il suo modo di pensare fa venire in mente lo scambio epistolare tra Freud e Einstein («Perché la guerra?»), corrispondenza imperniata su un tema importante anche nel film. Nella sua lettera a Freud datata 30 luglio 1932, Einstein scrive: «Vi sono determinati ostacoli psicologici di cui chi non conosce la scienza psicologica non può esplorare le correlazioni e i confini, pur avendone un vago sentore; sono convinto che Lei potrà suggerire percorsi educativi, più o meno estranei all’ambito politico, che elimineranno questi ostacoli… Vi è una possibilità di dirigere l’evoluzione psichica degli uomini in modo che diventino più capaci di resistere alle psicosi dell’odio e della distruzione?… Sarebbe tuttavia della massima utilità per noi tutti se Lei illustrasse direttamente il problema della pace mondiale alla luce delle Sue recenti scoperte; tale esposizione potrebbe infatti indicare la strada a nuovi e validissimi modi d’azione». Questo appello ricorda le circostanze in cui si trovano Klaatu e Barnhardt. Il primo non riesce a trasmettere il suo importantissimo messaggio passando per le vie della politica; chi è a capo delle nazioni è troppo sospettoso delle intenzioni altrui per poter riuscire a unirsi in armonia – neppure se l’obiettivo è la salvezza del mondo dalla distruzione; Barnhardt è la sua ultima possibilità. Anche il professore, come Einstein, ha chiesto a Klaatu una «esposizione» che «potrebbe indicare la strada a nuovi e validissimi modi d’azione». Barnhardt chiede in particolare una «piccola dimostrazione di forza», in grado di convincere tutti quanti della gravita della situazione. Klaatu prende in mano la pipa del professore, la osserva attentamente e gli promette una dimostrazione «drammatica ma non distruttiva», il suo ultimatum alla Terra. A mezzogiorno in punto, il giorno dopo la loro discussione, l’elettricità smette di funzionare in tutto il mondo, viene neutralizzata. Si fa attenzione a non mettere in pericolo le persone, quindi aerei, ospedali, apparecchi e luoghi del genere continuano a funzionare normalmente. Durante la mezz’ora in cui il mondo rimane senza energia elettrica, tra il professar Barnhardt e la sua segretaria – la donna che ha sorpreso Klaatu intento a scrivere sulla lavagna – si svolge una curiosa conversazione. Il professore le chiede: «Senta, Hilda, tutto questo la spaventa? La fa sentire in pericolo?», e lei risponde: «Altroché se mi spaventa!». Barnhardt allora replica: «Molto bene, Hilda. Magnifico!». Facendo esprimere verbalmente e consapevolmente la propria insicurezza alla sua segretaria, lo scienziato può supporre che la dimostrazione di Klaatu ha funzionato. L’uomo astrale è riuscito a infrangere la resistenza del mondo alla «cura parlante».
- MASCHERE E PULSIONI
Nella sua risposta alla lettera di Einstein, Freud scrive di voler discutere una questione che non è stata affrontata direttamente nella lettera ricevuta, ma che personalmente trova interessante. «Perché ci indigniamo tanto contro la guerra, Lei e io e tanti altri, perché non la prendiamo come una delle molte penose calamità della vita? Non inorridisca perché pongo la domanda. Al fine di compiere un’indagine come questa è forse lecito assumere la maschera di un finto distacco». Freud procede a rispondere al suo stesso interrogativo ricordandoci l’integrità e il valore della vita e delle scoperte dell’uomo. Tuttavia, la ragione decisiva è secondo lui dovuta al fatto che una ipotetica guerra «nella forma che è destinata ad assumere in futuro, a causa del perfezionamento dei mezzi di distruzione, significherebbe lo sterminio di uno o forse di entrambi i contendenti». Riconosce poi che «diritto e violenza sono oggi per noi termini opposti. È facile mostrare che l’uno si è sviluppato dall’altro e che ancora oggi sono presenti entrambi… Se la propensione alla guerra è un prodotto della pulsione distruttiva, contro di essa è ovvio ricorrere all’antagonista di questa pulsione: l’Eros… In ogni caso… non c’è speranza di poter sopprimere le inclinazioni aggressive degli uomini; si può cercare di deviarle al punto che non debbano trovare espressione nella guerra».
Per poter conoscere un po’ i terrestri, per cercare di scoprire la causa di questo «irragionevole atteggiamento», anche Klaatu indossa una maschera: il suo volto. E il volto che ha quando dà il suo addio alla Terra. La domanda di Bobby trova una risposta: hanno preso l’uomo dello spazio. Per Klaatu, però, il dubbio resta: ora che lo hanno preso, le sue parole cambieranno davvero le cose? Riuscirà a prendere la decisione giusta? Ci dice: «Potete scegliere: unirvi a noi e vivere in pace, o seguitare sulla strada in cui siete e venire annullati. Aspetteremo una risposta. La decisione spetta a voi». Le parole di Klaatu rivelano che anche lui, come Freud, è preoccupato per il pericolo di aggressione dell’uomo. Dice: «Non può essere tollerato. È necessario che ci sia sicurezza per tutti gli esseri viventi. Ciò non vuol dire rinunciare a qualche libertà, se non a quella di agire da irresponsabili. I vostri antenati hanno pensato così quando hanno fatto le leggi per autogovernarsi, ma anche una polizia per imporle… A questo scopo abbiamo fatto un esercito di automi… Gli effetti che la loro azione può causare scoraggiano ogni iniziativa. Il risultato è che viviamo in pace… Liberi di dedicarci ad attività più proficue».
Ascoltando questo discorso ci si rende conto che Gort è stato costruito come Super-Io universale, dalla «autorità che non può essere revocata» e dalle azioni che «scoraggiano ogni iniziativa». Come il Super-Io, Gort «rappresenta le più importanti caratteristiche evolutive dell’individuo e della specie; infatti, dando espressione durevole all’influenza dei genitori, esso perpetua l’esistenza di quegli stessi fattori a cui deve la propria origine». (Freud, L’Io e l’Es). La creazione di Gort da parte di Klaatu è paragonabile alla creazione del proprio Super-Io da parte degli esseri umani. Gort e gli automi suoi simili sono stati creati per salvaguardare una condotta morale interplanetaria, ed essi approvano o puniscono il comportamento tenuto dagli abitanti dei pianeti coinvolti. Gort, però, è anche una figura paterna per Klaatu quando, alla presenza di Helen, sua figura materna terrestre, gli restituisce la vita (il fatto che Helen partecipi a questa scena è utile per spiegare l’assenza di implicazioni sentimentali fra lei e Klaatu: i raggi di Gort scoraggiano ogni iniziativa).
«La psicoanalisi è [anche] uno strumento inteso a rendere possibile la conquista progressiva dell’Es [i terrestri] da parte del l’Io [Klaatu]… Noi vediamo questo stesso Io [Klaatu] come una povera cosa che soggiace a un triplice servaggio, e che quindi pena sotto le minacce di un triplice pericolo: il pericolo che incombe dal mondo esterno [gli altri pianeti], dalla libido dell’Es [i terrestri], e dal rigore del Super-Io [Gort]. Tre specie di angoscia corrispondono a questi tre pericoli, dato che l’angoscia è espressione dell’arretrare di fronte al pericolo. Nella sua veste di elemento di confine, l’Io vorrebbe farsi mediatore fra il mondo [l'universo] e l’Es [la Terra], rendendo l’Es docile nei confronti del mondo e facendo, con la propria attività muscolare, il mondo idoneo a soddisfare i desideri dell’Es. L’Io si comporta proprio come il medico in una cura analitica, giacché si offre all’Es come oggetto libidico e mira a che la libido dell’Es venga rivolta su di sé. Non è soltanto l’aiutante dell’Es, è anche dell’Es l’umile servo che implora l’amore del suo padrone… Dato però che il suo lavoro di sublimazione ha come conseguenza un disimpasto delle pulsioni e una liberazione delle pulsioni aggressive del Super-Io, lottando contro la libido l’Io si espone al pericolo del maltrattamento e della morte» (Freud, L’Io e l’Es; n.d.t.: le parole tra parentesi non fanno parte del testo citato). Queste circostanze si sono già verificate nel modo in cui Klaatu è considerato nel film una rappresentazione dell’Io. Infatti è stato ferito e poi ucciso, e se noi terrestri non facciamo attenzione, potremmo tutti subire le conseguenze dell’ira di Gort. Sia relativamente al film che secondo Freud, l’Es «non ha mezzi per attestare all’io amore o odio. Non può dire ciò che vuole; non è pervenuto alla costituzione di una volontà unitaria».
Una volta scoperta l’immagine di Freud, queste scene assumono un ruolo di primo piano, creando un’allegoria psicoanalitica di interpretazione come strumento per analizzare il film. Come trovare una spiegazione migliore al regalo di Klaatu e la sua distruzione immediata; al fatto che Klaatu venga privato del microfono mentre sta per comunicare il suo messaggio; alla torcia elettrica presa in prestito; al suo interesse per la pipa? Freud non pronuncia neanche una battuta nel film, il suo personaggio non viene menzionato nei titoli e nel corso di questo lavoro non sono riuscita a trovare un episodio in cui l’immagine di Freud sia citata come parte integrante del messaggio del film. Ho notato che quando si parla di questo film, le scene con Klaatu nello studio del professore solitamente non sono al centro dell’attenzione, e nella maggioranza dei casi non vi si accenna neanche. Come Bobby, mi sono chiesta se non l’avesse trovato qualcun’altro… Freud, «l’uomo dello spazio interiore». Il ritratto di Freud ha richiesto l’approvazione dei capi dello studio di Hollywood? Robert Wise, il regista, l’aveva vista? E Bernard Herrmann, il compositore, l’aveva vista? Chi lo ha messo lì? Perché è stato spostato nella seconda scena nello studio? Ha notato, nessuno che era un’immagine di Freud? Se ne curavano? È stato un errore? Una paraprassia visiva? Un’affermazione? Uno scherzo? Il ritratto ci incoraggia forse a interpretare l’aggressione nucleare come conflitto psicologico? Oppure un’immagine a volte è solamente un’immagine? Potete scegliere. Aspetterò una risposta. La decisione spetta a voi. //
(Marcia Green. Traduzione di Maria Sole Checcoli, “Cineforum” n. 394, Maggio 2000)

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