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Il noir: identikit di un virus

Pubblicato da droalex su 9 Aprile 2008


\\ Prodotto d’autore o specchio delle inquietudini collettive di un’epoca, movimento artistico o fenomeno commerciale, il noir, territorio di oggetti, sentimenti, immagini che delimita una sorta di genere a sé nel genere poliziesco, è tra gli unversi immaginari più fortunati e contagiosi del cinema moderno. Nasce agli inizi degli anni ‘40 in America, ereditando suggestioni fotografiche e filosofiche della Germania degli anni ‘20, ma se il suo periodo aureo dura poco più di un decennio, riaffiora fino a oggi ovunque nel pianeta (Francia, Inghilterra, Italia, Germania, Hong Kong, Giappone), improvviso e devastante come un’epidemia. Come identificarlo? Ecco alcune regole generali.

Gli ambienti
Val la pena di ripeterlo anche se è più che noto, il noir ama la città. Ma sono numerosi i casi all’aria aperta o in campagna o nei piccolo centri (come Fiesta e sangue o I quattro rivali) mentre documentato è il contagio nel western (Notte senza fine [Pursued], 1947, di Raoul Walsh), nella fantascienza (Blade Runner), e addirittura nel musical (Pennies from Heaven [id.], 1981, di Herbert Ross). In generale, gli spazi più frequentati da questo cinema sono le stazioni (di bus, quanto di treni), le pensioni economiche, le residenze dell’alta società, gli spoglatoi dei boxeur, gli studi degli avvocati, gl interni squallidi abitati da poliziotti al capolinea. Pericolosissimi bar e nightclub, soprattutto se invasi da bebop ipnotico e allucinatorio.

Il buio
Nonostante le ombre spropositate sui muri, le prospettive urbane immerse nella notte, le lagune di buio che modellano i volti, il noir è in realtà innamorato della luce nella sua forma più stilizzata. Controluce sulla nebbia, proiezioni di rettangoli e coni luminosi da finestre e abat-jour, lampadine beccheggianti che ondeggiano nella stanza, diffondendo danze di riflessi impazziti alle pareti. Per questo, la cultura postmoderna, nel mondo del noir, dai Coen a Beineix a tanti altri, ha pescato soprattutto il culto dei neon, forma plastica di luce per eccellenza. Il noir sa bene che non c’è altro modo di disegnare la luce se non usando il buio, assoluto e profondo.

Il nome sopra al titolo
Tenersi alla larga da determinati registi potrebbe essere un’efficace precauzione, se il noir non avesse contagiato buona parte di tutti i registi di talento in attività nel periodo della sua maggiore diffusione: da Huston a Aldrich (registi dei due film che in genere delimitano nascita ed esaurimento del periodo classico: Il mistero del falco e Un bacio e una pistola), da Hawks a Welles (il primo, il più grande regista di genere; il secondo, il prototipo dell’autore per antonomasia), da Ray a Wilder, da Preminger a Wyler, da Karlson a Wise, da Kazan a Tourneur, da Hathaway a Kubrick, da Lang a Walsh, da Polanski a Kasdan, da Farrow a Rafelson, da Truffaut a John Woo, nessuno, o quasi, ne è stato risparmiato. Va da sé che alcuni registi, per possessione più profonda o temperamento più nevrotico, sono più pericolosi di altri: Jules Dassin, Samuel Fuller, Joseph H. Lewis, Anthony Mann, Robert Siodmak, Jacques Tourneur.

Sintomi comuni
L’attacco, o la fine, sulla linea dei grattacieli di New York; due amanti in fuga su un’autostrada che guardano tormentati lo specchietto retrovisore; l’intermezzo esotico (la spiaggia, la foresta, spesso una fattoria in campagna, che offre momentaneo rifugio) a un passo dal compiersi della tragedia; dettagli di orolgogi, cruscotti, telefoni, riflessi su specchi e vetrine, accompagnati da una voce fuori campo che snocciola con freddo stupore la propria angoscia. In generale, il caldo soffocante e il freddo secco, l’afa e la neve, come la sudorazione, i brividi di freddo, la fissità dello sguardo, la vertigine, lo svenimento, lo stress più profondo di un corpo dominato da una mente preda all’autodistruzione indotta dalla vendetta, dall’avidità, dalla gelosia, sono segni di larga diffusione. Nella ripresa contemporanea, da Brivido caldo a Blood Simple a Basic Instinct a Triplo gioco, grande fortuna sembrano avere la sensualità trasformata in rapacità fisica e il delitto in opera d’ingegnosissima doppiezza o avidità maniacale. Immancabile, l’inquadratura delle pale del ventilatore a soffitto, o in controluce sulla grata di un condotto d’aria.

Il tempo
Il noir non sopporta il tempo lineare. Quel misto di ansia, nevrosi, aberrazione percettiva e allucinazione incombente che caratterizza la sua visione del mondo si insedia solo a partire da una distruzione della percezione oggettiva del tempo fisico. Flashback, dissolvenze, ricorrenze enigmatiche e circolari, sistematiche disattese di eventi prevedibili come appuntamenti, partenze, affetti consolidati (amore e amicizia), sono gli strumenti micidiali della sua aggressione psicologica, dalla quale non rimangono indenni né personaggi né spettatori.

La voce
Se in un film sentite una voce fuori campo che parla del proprio passato con una distanza che non riesce ad occultare completamente la disperazione remota, se questa voce parla con sarcasmo del corpo cui appartiene come di quello di un individuo incapace di sospettare l’inganno o la doppiezza dell’amicizia e della passione, se ammette di aver sperato, ingenuamente, di poter sfuggire al proprio destino, allora fate attenzione. Il noir è molto vicino.

Avvertenza finale
Se per caso entrate in contatto con un film noir, uscite immediatamente dalla sala o cambiate canale e chiamate un medico. Qualcuno consiglia come antidoto una terapia d’urto con dosi massicce di film di Kenneth Branagh o Leonardo Pieraccioni. Altri ritengono sia già troppo tardi. Perché nessuno può sfuggire alla legge del nero. Neanche voi. //

(Mario Sesti, “Delitto per Delitto - 500 film polizieschi”, a cura di M. Sebastiani e M. Sesti, Lindau, 1998 )

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